Presentata oggi la lista per le europee del polo moderato.
Un passo verso il futuro.
E già il futuro, non il tempo di un verbo, ma un confine che si rende orizzonte, un recinto che scompare, un limite che diventa prospettiva, una parete che diventa finestra.
Un passo verso il futuro dunque è quello che compiamo oggi, perché il riformismo, quello vero, non siede altrove, tra gli eredi di Berlusconi o tra alcuni del PD e neanche tra quel che resta del garofano. Il riformismo è solo qui tra queste anime calde, spesso irrequiete, discole e a volte litigiose, ma compatte in un fine per il quale si sono radunate sotto il simbolo delle tre vele del socialismo liberale e che leggono ogni giorno questo giornale di Del Bue.
Il primo passo, quello che compiamo oggi, è quello di un cammino politico con mete lontane ma proprio per questo ancor più nobili di quel che possono sembrare.
Lontane, sì. Nobili e lontane, perché ogni progetto politico serio è proiettato al futuro e non al domani o al massimo al dopodomani.
Quelle, le cose frettolose e ravvicinate, sono sempre prospettive destinate a sistemare qualcuno e di politico hanno ben poco e non per niente assumono spesso il nome di accordi elettorali destinati a morire il giorno dopo essere nati.
Dalle parti nostre si sta facendo qualcosa di diverso.
E già perché, diciamocelo francamente, il vero vulnus dell’equilibrio democratico di questo paese è il sistema bipolare, che ha esaltato gli estremismi e ha compresso il pensiero moderato e che, aggiungerei, ha contribuito ad allontanare moltissimi degli elettori dalle urne.
Ecco, il vero futuro è ridare cittadinanza a un pensiero moderato che è il nostro, ma non solo il nostro, che è di centro-sinistra ma non di sinistra.
Certo, si tratta di progetti forti e difficili da realizzare che non si possono coltivare da soli.
Scardinare il bipolarismo e creare un’area moderata di centro sinistra che sappia dar voce a chi di questo paese
vuole la crescita senza impastoiarsi in guerre tra bande rivali e opposte non è una impresa facile.
Ma in questo progetto oltre i riformisti ci sono altri che ci credono e si stanno pian piano unendo in un unico cantiere destinato a costruire quella che si spera diventi una grande casa.
Mentre cominciano a prendere corpo le nostre candidature oggi è stato presentato alla stampa il simbolo sotto il quale correranno per le elezioni europee le donne e gli uomini, le compagne e i compagni che hanno scelto di lottare per creare nel paese un’area moderata nella quale trovino abitazione i riformisti, ma anche i liberali, i laici, i libertari, i popolari-democratici, i repubblicani.
Un simbolo elettorale che conterrà quelli di tutte le forze e che sarà in testa a liste che accoglieranno candidati di tutte le componenti anche della nostra.
Qualche nome è ufficiale come quello di Rossella Pera, che è stata già annunciato sui siti e sulle pagine fb degli alleati, ma altri sono già prontissimi a correre come Marina Lombardi, Riccardo Mortandello, Massimo Seri, e poi ci son gli altri che man mano si stanno aggiungendo.




A parte la Pera questi ultimi tutti Sindaci, in carica o passati, ricordati con affetto e stima dalle popolazioni che hanno amministrato.
Tutti questi compagni e quelli che verranno, hanno già mostrato valenti capacità e grandi abilità politiche e amministrative.
È proprio questo quello che è successo oggi dalle parti del riformismo italiano.
Si badi bene, il riformismo vero, quello che nasce dalla eredità di Turati e Matteotti, e non quello storpiato, quello scimmiottato e abusato dai tanti che tentano di appropriarsene mettendoselo addosso come un cappotto dalla taglia sbagliata nella illusione di essere alla moda.
Una moda figlia innanzitutto della ignoranza e poi della demagogia che nasce come erbaccia nel campo delle bugie.
Perché, diciamolo chiaro, “riformismo” non solo è solo socialismo ma addirittura è il modo di interpretare il socialismo di un solo gruppo di socialisti, ai quali bisogna promettere coerenza nelle idee e nelle posizioni.
Il riformismo è di Turati e non di Menotti Serrati, è di Matteotti e non di Bordiga, è di Saragat e non della Balabanoff, è stato di Craxi e non di De Martino e, prima ancora di quel che accaddenel 1978 dopo il Midas, il riformismo è nelle lettere di Matteotti ai dirigenti del PCI ai quali, in risposta agli inviti unionisti, scriveva:”Restiamo ognuno quel che siamo: voi siete comunisti per la dittatura per il metodo della violenza delle minoranze: noi siamo socialisti per il metodo democratico delle libere maggioranze.”
Potrei dire: è tutto qui!
Ma non è vero, oltre queste parole, c’è dell’altro e pure tanto, ma quel che scrisse Matteotti è sufficiente a dare un senso a queste righe.
E tutti questi bei nomi dunque e queste belle persone che ci rappresenteranno sono molto vicine allo spirito delle parole che scrisse Matteotti, le interpretano, le incarnano.
Guidati da Oreste Pastorelli, nostro presidente ma soprattutto compagno e amico che sta facendo un grandissimo lavoro, sono compagne e compagni seri che si stanno impegnando e ci mettono la faccia per aiutare a costruire quella casa che sognò Matteotti e che noi sogniamo oggi.
Grazie!







