Forse non tutti lo sanno ma a Ginevra i treni arrivano alla Gare de Genève-Cornavin. La cosa in effetti non è di grande interesse se non per il fatto che i treni in Svizzera sono come gli orologi, per l’appunto svizzeri.
Nel senso che sono puntuali per antonomasia a differenza di altri paesi, confinanti alla Confederazione Elvetica, che la puntualità la adottano esattamente come qualcuno di quegli optional inutili che certe case dell’estremo oriente propinano sulle loro autovetture. Fate un nome a caso.
Ed esattamente puntuale come un treno svizzero è piombata nel panorama politico la conferenza del Premier Giorgia Meloni che non vedeva l’ora di celebrare questo ulteriore appuntamento istituzionale, come del resto ha fatto con tutte le pagine dell’agenda del Presidente del Consiglio da quando si è insediata a palazzo Chigi.
Il leit motiv è sempre lo stesso e suona le note di una canzone politica che ormai da decenni non si sentiva più echeggiare dalle parti di Piazza Colonna. Si intitola “L’efficienza”.
E già, perché il messaggio che “Je suis Giorgia” vuole dare agli italiani è quello di una donna risoluta che le cose le fa bene e subito. Questo “stile del comando” la Meloni lo ha avviato da subito e dai suoi primissimi passi all’indomani dell‘election day e poi dalla formazione del governo e del programma, quando erano ancora in corso gli scrutini e ancora non si sapeva quale sarebbe stata la reale composizione del parlamento (anche se la si intuiva) e nessuno le aveva ancora conferito l’incarico.
E quindi figuriamoci se questo stile che potremmo definire “efficient-look”, magari suggerendolo a Versace che ha sempre disegnato i suoi capi all’impronta di un verismo di verghiana memoria, non lo riservava anche agli appuntamenti scanditi dall’etichetta istituzionale, “prima alla scala” compresa.
Ed ecco ordunque che puntualissima arriva la conferenza stampa di fine anno della prima premier donna del nostro paese.
Non una conferenza a colori, piuttosto una scala di grigi a tinte chiaroscure.
Perché, al di là di quel che ha detto, quel che si percepisce è il neanche tanto nascosto tentativo di mostrare al mondo, sì proprio al mondo intero, una Meloni diversa rispetto a quella che, sempre il mondo intero, aveva conosciuto quando guidava l’opposizione. Quasi l’opposto.
E non è solo questione dei suoi toni che da urlati diventano parlati ma è il tentativo di mostrare che da “contestatrice a prescindere” e istigatrice della rabbia popolare a tante piccole rivolte, cercando di fiutarne l’umore, oggi la premier vuole mostrarsi perfettamente consapevole che un governo deve anche imporre sacrifici e saperli fare accettare dalla gente. Una sorta di ostentazione del senso della responsabilità tipico degli statisti ma che fino alla fine di luglio aveva sfacciatamente ignorato.
E allora ecco che l’Europa non è più un nemico da odiare, facendo il coro con quei tanti sprovveduti che invocavano l’Italexit, ma un terreno su cui confrontarsi con tutti gli alti paesi che “non smettono di essere partner”.
Putin non è più il caro amico di sempre cui lisciare la mano ma diventa un ingiustificabile invasore che “deve fermare questa inaccettabile guerra di aggressione.”
E la giustizia non è più il terreno dove far tintinnare le manette. E pensare che fino a qualche tempo fa la Meloni era talmente forcaiola che a forma di manette portava anche gli orecchini.
Ora invece no. È cambiato tutto e nonostante qualche altolà iniziale (perchè a cambiare pelle è sempre faticoso) a Nordio viene dato il via libera su separazione delle carriere e altre varie cose di sapore garantista, ridimensionamento delle intercettazioni comprese. (peccato che non abbia parlato anche di quello scempio della soppressione dei tribunali).
Insomma la Meloni sta cambiando o vuol far vedere che sta cambiando.
Dalle parti dell’universo socialista di puzze al naso non se ne portano e alle persone si tende sempre a dare il beneficio del dubbio partendo dal presupposto che l’altro è sincero e non un volgare mentitore.
E vale anche per la Meloni. Però diciamocelo, il suo passato è troppo dietro l’angolo per far finta che non sia esistito. E non è tanto la questione delle sue nostalgie “missine”.
Qualche tempo fa è girato sui social un video della Meloni, da lei confezionato, con il quale, spiegando agli spettatori che il costo elevato della benzina è dovuto alle accise, si sperticava in un vocabolario di parole forti dal “criminali” al “delinquenti” rivolti al governo in carica e a tutti i governi che non le avevano mai eliminate. Tale video è stato fatto girare proprio quando, un mese fa circa, la stessa Meloni aveva revocato la sospensione delle accise e il prezzo della benzina era nuovamente schizzato drammaticamente in alto.
E allora cara premier, tu sarai pure Giorgia, ma accà nisciun è fesso e prima di poter pensare di conquistare anche un solo briciolo di credibilità da parte del mondo socialista di strada ne devi fare tanta.
Se riuscirai a farla. E se non diventerai talmente forte, come i sondaggi pare che dicano, rispetto ai tuoi poveri alleati da farli decidere di farti cadere dalla torre.
E allora sarà “scacco alla regina”, peggio del “matto”.







