Mi ha incuriosito la lettura di un articolo comparso su Avanti online del 2 marzo 2023 a firma di Carlo Felici.
Un articolo già pubblicato per i Circoli Rosselli di Milano il 26 febbraio 2011 ovvero ben dodici anni fa.
Sono incuriosito dalla necessità di espungere un fatto da una storia complessa ed articolata ed assegnargli un valore assoluto ed omnicomprensivo con lo sguardo rivolto al contingente.
“Carlo Rosselli, in qualità di studioso di economia aveva analizzato le teorie economiche dei sindacati operai, in particolare del movimento operaio inglese e del suo sindacato le Trade Unions e del partito laburista. Si era dedicato allo studio di un socialismo non marxista.
Difronte alla sconfitta delle forze politiche italiane prefasciste (PSI compreso), Rosselli sentì il bisogno di una nuova elaborazione, di un manifesto ideale, politico e programmatico di un nuovo movimento. Non accettando, da un lato, l’aspettativa positivistica e deterministica dei socialisti per l’evoluzione necessaria del sistema capitalistico e rifiutando, dall’altra parte, per il suo limpido ancoraggio ai valori di libertà, l’impostazione della dittatura e del collettivismo integrale comunista.”
Da questa esigenza nasce nel 1927 la stesura del “Socialismo liberale”, il primo testo italiano di un socialismo post-marxista ovvero programmaticamente al di là del marxismo e delle sue varie interpretazioni. A questo seguirà nel 1930-1931 la pubblicazione in Francia di Socialisme Liberal.
Rosselli, cioè, analizzava la situazione politica, economica e sociale che viveva e vedeva. Che si stava significativamente diversificando da quella che lo stesso Marx aveva analizzato.
“I socialisti delle varie scuole, dal troncone massimalista ai riformisti fedeli al marxismo lo attaccavano. Il leader dei comunisti (siamo in piena dittatura staliniana) Palmiro Togliatti nel 1934 definì Rosselli e la sua formazione politica Giustizia e Libertà come “movimento fascista dissidente”.”
D’altronde in questo partito era viva la teoria del socialfascismo, quella che nel 1924, all’indomani dell’omicidio Matteotti vide Antonio Gramsci definire il barbaramente ucciso Matteotti quale “pellegrino del nulla” ed affermare al Comitato Centrale del PCI “…oggi siamo in linea per la lotta generale contro il regime fascista…dimostrando la nostra reale volontà di abbattere non solo il fascismo di Mussolini e di Farinacci, ma anche il semifascismo di Amendola, Sturzo e Turati”.
Dunque questa teoria del Socialismo Liberale altro non è che il tentativo di operare una sintesi tra i due grandi ideali democratici dell’800 e 900: il liberalismo ed il socialismo.
Per tirare in ballo Trotsky come non significare che “ per par suo, si sforzava di tener vivo il pensiero marxista analizzando le tendenze del mondo in trasformazione, cogliendo in tempo i sintomi della grande crisi economica del 1929. Con lucidità nei primi quattro Congressi dell’Internazionale comunista, Trotsky raffreddava le illusioni sulla rivoluzione imminente, e analizzava con freddezza i mutamenti nei rapporti geopolitici, a partire dal ruolo egemone degli Stati Uniti, che stavano soppiantando la Gran Bretagna nel ruolo di gendarme mondiale. […] Nel 1938 coglieva i segni di un avvicinamento tra l’URSS staliniana e la Germania nazista, e annunciava in anticipo quello che sarà il Patto Ribbentrop Molotov, attirandosi insulti e calunnie di ogni genere fino al momento della concretizzazione di quell’intesa innaturale.”
Rosselli afferma dunque che “non vi è parentela necessaria tra socialismo e marxismo” sottolineando che “il socialismo non è che lo sviluppo logico, fino alle sue estreme conseguenze, del principio di libertà. Il socialismo è ….liberalismo in azione”.
Dunque Rosselli prospetta “un socialismo che ha nella libertà al tempo stesso un mezzo ed un fine e che considera le socializzazioni (intendendo la proprietà pubblica delle grandi imprese) un mezzo, importante, ma non un fine in se stesso”.
Quello di Rosselli è un socialismo che “intende riguadagnare dal lato del fattore etico e dalla spinta derivante dalla presa di coscienza morale, quanto viene a perdere dall’abbandono delle certezze che gli venivano dal socialismo scientifico, cioè dalla dottrina marxista sull’evoluzione del sistema capitalistico e delle classi sociali.” Un socialismo “in primo luogo rivoluzione morale ed in secondo luogo trasformazione materiale…che si attua nelle coscienze dei migliori senza aspettare il sole dell’avvenire”.
Questo passaggio è contenuto nella prefazione (o in appendice) a Socialismo Liberale dal titolo significativo “I miei conti col marxismo”. Cosa è se non il distacco dal marxismo illustrato dallo stesso Rosselli?
Il dibattito che talvolta si dipana in asserzioni tipo slogan attiene anche ad un altro elemento.
Talvolta vi è, cioè, la tendenza a confondere il socialismo liberale con il liberal-liberismo. “Per il socialismo liberale, il socialismo che deve essere realizzazione progressiva dell’idea di libertà, l’uomo si trova in una condizione effettiva di libertà quando è libero dal bisogno, dalla disoccupazione. Il risultato è che le facoltà delle persone si possono dispiegare pienamente e le società si assestano nel loro complesso, su livelli più elevati quantitativamente e qualitativamente”.
Per l’impostazione liberal-liberista “è dallo stimolo della competitività, dal non essere troppo difesi, protetti e garantiti che viene lo stimolo all’impegno individuale”.
Il socialismo liberale ha una componente etico-sociale, con una lettura di ottimismo sul ruolo dell’animo umano. Nel liberal liberismo vi è una visione pessimistica dell’uomo che agisce e si muove con fini di carattere personale più che per motivazioni di carattere etico-sociali.
Negli ultimi anni nelle società occidentali vi è stata una involuzione dei concetti di pubblico e sociale con attenuazione dei valori associativi politici. Abbiamo assistito, cioè, ad una affermazione liberal-liberista.
Ecco che dunque l’attualità del pensiero socialista liberale di Carlo Rosselli, “rivoluzione morale che parte dalle coscienze per diventare programma politico, assume una attualità decisiva”. “In una società molto più complessa e stratificata, in continua evoluzione tecnologica in cui molti riferimenti sociali tradizionali sono venuti meno, affermare questa sintesi risulta attuale e fecondo.”
La lettura della società odierna non può essere fatta con la lente di frammenti della storia piegandoli ad esigenze contingenti. Rileggere la stagione craxiana arrivando a definirla “collateralista rispetto alla deriva neoliberista” significa fare torto alla verità dei fatti provando a dare postume ragioni al comunismo condannato dalla storia. Significa avere una strumentale miopia dei fatti e dei risultati, offendere la cultura e la formazione di uomini che hanno saputo dare un ruolo al Paese ed ai suoi cittadini.
Devo essere sincero, avverto un moto di fastidio quando mi appare evidente un intento quasi tautologico al fine di legittimare, ammantando con “pensieri sparsi”, scelte politiche contingenti.
Aldo Repeti
Segretario Regionale Toscana







